casa di riposo oss (Cosa vuol dire assistere una persona di cento anni)
Nelle mani cambia poco: le procedure restano quelle che hai imparato. Cambia quello che

hai davanti — una vita intera, che quasi sempre nessuno ti ha raccontato.
A Padova, alla Residenza Parco del Sole, hanno festeggiato insieme cinque persone. La
giornata si chiama «Festa dei Centenari». Saluto alla Bandiera con gli Alpini della sezione
di Padova, gli interventi delle istituzioni, la consegna dei riconoscimenti, il coro «Amici
della gente». Una festa condivisa — sono le parole di chi l'ha organizzata — con familiari,
operatori, istituzioni e realtà del territorio.
Fin qui è una notizia da giornale locale. La parte che riguarda chi lavora comincia dopo.
Chi sono i cinque
Leonia è nata nel 1920: ha 106 anni. Ha cominciato a lavorare da ragazzina in una
fabbrica di marmellate, a Padova. Poi è andata in pensione e ha continuato a lavorare lo
stesso: faceva la cuoca in una casa di riposo. Oggi, in una casa di riposo, ci vive.
Luigi ha 103 anni, è nato nel 1923. Ha passato la Seconda guerra mondiale in prigionia.
Poi si è costruito una carriera, e ha imparato a volare: è diventato istruttore dell'Aero
Club di Padova.
Agnese ha 102 anni, è nata nel 1924. Ha lavorato nei campi, e consegnava la biancheria
in bicicletta.
Pasqua ha 101 anni, è nata nel 1925. Prima magliaia, poi l'attività florovivaistica
insieme al marito.
Afra non ha ancora cento anni: li compie il 1° novembre 2026. È cresciuta in una famiglia
di artigiani del settore sartoriale.
Solo i primi quattro, messi insieme, fanno 412 anni. E la quinta deve ancora arrivare.
Di loro non sappiamo altro, e non lo inventiamo: tutto quello che c'è scritto qui viene
dall'articolo di chi ha promosso la festa.
Quello che cambia non sono i gesti
Chi si aspetta una procedura nuova da studiare, qui non la trova: l'igiene si fa come si fa,
la movimentazione come l'hai imparata, i parametri si rilevano allo stesso modo.
Quello che cambia è la quantità di vita che hai davanti, e quanto poco ne sai.
Guarda ancora quelle cinque righe. Una donna che per anni ha impastato e cucinato per
un'intera casa di riposo. Un uomo che ha insegnato ad altri a pilotare un aereo. Una donna
che ha passato le giornate in bicicletta, con la biancheria da consegnare. Una che ha
lavorato a maglia e poi ha tenuto un vivaio. Una cresciuta in mezzo a stoffe e macchine da
cucire.
Non sono aneddoti da raccontare ai parenti in visita. Sono informazioni: dicono che cosa
quella persona ha fatto con le mani per decenni, che cosa le è familiare, di che cosa ha
senso parlarle mentre la si assiste.
La domanda scomoda
Queste cinque vite sono state scritte e raccontate perché c'era una festa.
Fuori dalle feste, dove stanno? È una domanda onesta, e la risposta cambia da struttura a
struttura: da qualche parte la storia di vita è scritta in una scheda che chi assiste può
leggere, da qualche altra parte no.
Non è un rimprovero a nessuno: raccogliere la storia di una persona è un lavoro, e dentro un
turno quel lavoro non è previsto. Ma vale la pena saperlo, perché è la parte del mestiere
che non si impara in aula.
L'articolo di Codess Sociale, la cooperativa sociale che ha promosso la festa insieme al
Consorzio Impresa Benefit, si chiude così: «ogni vita che attraversa un secolo di storia
custodisce una memoria preziosa che appartiene a tutti».
Appartiene a tutti, sì. Ma prima di tutti a chi quella persona la lava, la alza e la
accompagna a tavola.
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**Com'è fatta davvero una giornata di lavoro in un posto così, l'abbiamo raccontata ora per
ora: OSS: cosa fa, in un turno vero.**
E tu, del tuo assistito più anziano, sai che lavoro faceva? Scrivilo qui sotto.
Fonte: *«Cinque centenari, un secolo di emozioni: la festa alla Residenza Parco del
Sole»*, Codess Sociale,
articolo del 19 giugno 2026. Da lì: la residenza e la città, i cinque nomi con le età, le
cinque storie di vita, il nome e il programma della giornata, i promotori e la frase finale.
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