rsa aperte al territorio (Sette case di riposo hanno aperto le porte ai ragazzi)
Succede in provincia di Lecco. Sette case di riposo hanno messo in piedi insieme un progetto che dura due anni, nato nell'autunno del 2024. Si chiama «RSA, dove le generazioni si incontrano».

(RSA vuol dire Residenza Sanitaria Assistenziale: la casa di riposo dove, oltre all'assistenza, c'è anche la parte sanitaria.)
L'idea sta in una riga: la casa di riposo non è il posto dove si va alla fine. È un posto del paese, in cui si entra anche prima, e da cui si esce.
Chi c'è dentro
Le sette strutture sono queste:
Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi Onlus di Lecco — è la capofila
Fondazione Casa di Riposo Brambilla-Nava Onlus di Civate
Villa dei Cedri di Merate
Borsieri di Lecco — Fondazione Sacra Famiglia Onlus
Regoledo di Perledo — Fondazione Sacra Famiglia Onlus
Casa di Riposo Enrico e Antonio Nobili Onlus di Viganò Brianza
La Madonnina di Vendrogno — La Muggiasca, cooperativa sociale
A pagare sono due fondazioni del posto, la Fondazione comunitaria del Lecchese e la Fondazione Fratelli Frassoni. A guardare se funziona c'è l'Università di Milano-Bicocca, con il dipartimento che si occupa di educazione. Non è un'iniziativa simpatica di una struttura: è una rete, con qualcuno fuori che la misura.
Due strade, non una
### 1. Chi ha fra i 65 e i 74 anni entra prima di averne bisogno
Il primo percorso apre le RSA a chi ha fra i 65 e i 74 anni e sta bene: incontri settimanali dentro le strutture, con attività di stimolazione della memoria, giochi, movimento, arte e musica. E merende e pranzi insieme.
Sono persone che non sono ospiti: la sera tornano a casa loro.
Il motivo è semplice, e per chi lavora in reparto è chiarissimo: se un giorno una di quelle persone dovrà entrare davvero, non entrerà in un posto sconosciuto. Ci sarà già stata a prendere il caffè.
### 2. I giovani entrano dentro le strutture
Gli adolescenti fra i 14 e i 18 anni arrivano dalla scuola: cinque istituti superiori della zona. Sono l'istituto Bertacchi di Lecco, l'istituto Maria Ausiliatrice di Lecco, il Bachelet di Oggiono, il Rota di Calolziocorte e il liceo Grassi di Lecco.
I giovani fra i 18 e i 29 anni arrivano invece da un bando, «Living Land», del Consorzio Consolida di Lecco. Non sono più studenti delle superiori: è un'altra porta.
Dentro fanno laboratori insieme agli ospiti: poesia, musica, cinema, teatro, arte.
Poi c'è la parte più seria, ed è quella che riguarda da vicino chi fa questo lavoro. Dopo un percorso di formazione sulla relazione con la persona anziana fragile e su come si raccoglie il racconto di una vita, i ragazzi si siedono accanto agli ospiti e li intervistano, in audio e in video. Lo fanno «insieme agli operatori»: non da soli.
Quelle storie non restano in un cassetto. Sono diventate mostre fotografiche, documentari, pubblicazioni e oggetti ricordo.
I numeri del primo anno: al bando hanno partecipato 41 giovani del territorio, e 12 di quei 41 sono entrati nella raccolta delle storie di vita. Nel secondo anno il bando ne coinvolgerà 18 — previsti, non ancora contati.
Cosa cambia per chi ci lavora
Nei corsi per OSS lo si sente dire dal primo mese: la persona non è la sua patologia. È una di quelle frasi che si scrivono facilmente e si praticano poco.
Qui qualcuno l'ha messa in pratica in modo molto concreto: la storia di un ospite esiste davvero, qualcuno l'ha ascoltata per intero, ed è finita su un muro o dentro una pubblicazione. Chi lavora in quella struttura non ha davanti «la 12 che deve essere alzata alle 7»: ha davanti una persona di cui, ormai, conosce mezza vita.
E c'è un secondo cambiamento, meno raccontato: arriva gente. Ragazzi che non sanno come si entra in una stanza, che non sanno se si può toccare una mano, che chiedono. Accompagnarli diventa parte del lavoro — ed è un pezzo di mestiere che nessun manuale ti spiega.
Il numero che dice più di tutti: 43
Nella struttura capofila — cioè la casa di riposo che guida il progetto, gli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco — fra i dipendenti ci sono 43 nazionalità diverse. Il dato è di aprile 2026, quando il progetto è stato raccontato.
Chi lavora in una casa di riposo lo sa già, e non se ne stupisce. Ma detto a chi sta fuori cambia l'immagine del posto: è uno degli ambienti di lavoro più mescolati che ci siano da quelle parti. È il dato di una struttura, quella capofila: quante nazionalità ci siano nelle altre sei non lo sappiamo.
Chi ha raccontato il progetto lo dice così: il desiderio di confronto fra generazioni «prevarica gli obblighi scolastici o il divario linguistico tra il dialetto e gli anglismi dei social». Da una parte c'è chi parla in dialetto, dall'altra chi parla come si parla sui social. Secondo loro, si sono capiti lo stesso.
Il limite di questa storia — e va detto
Sono sette strutture di una provincia, con i soldi di due fondazioni. Non tutte le case di riposo hanno quei soldi, e non tutte hanno una rete di scuole che collabora.
E il progetto non è finito: è nato nell'autunno 2024, dura due anni, e la verifica finale non è ancora stata pubblicata. Quindi qui si racconta cosa stanno facendo, non «com'è andata». Chi ti dice il contrario sta correndo.
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Sempre sul mondo delle case di riposo che provano a essere qualcosa di più di un reparto: i giardini che curano nelle case di riposo.
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La casa di riposo è uno dei posti dove si lavora da OSS, l'Operatore Socio-Sanitario. Se ci stai pensando, il primo passo è trovare il corso: cerca il corso OSS nella tua zona.
Fonte: Elisabetta Lazzarotto e Andrea Millul, «Il progetto "RSA, dove le generazioni si incontrano": le RSA come luoghi di vita e di riferimento per tutti», I Luoghi della Cura, numero 2-2026, 9 aprile 2026. Da lì: i nomi delle sette strutture e delle cinque scuole, i finanziatori, le fasce d'età, le attività, il bando «Living Land» del Consorzio Consolida di Lecco, i numeri dei giovani, le 43 nazionalità e le frasi fra virgolette. Fonte riaperta e ricontrollata il 15 agosto 2026.
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