arte nelle case di riposo (Sedici quadri donati, e l'ingresso della casa di riposo diventa una galleria)
Succede a Manciano, in Maremma, provincia di Grosseto. Tredici artisti hanno donato

sedici quadri alla casa di riposo del paese, e il posto deciso per quei quadri è
l'atrio: il primo che si vede entrando.
Non è un allestimento temporaneo. Le opere sono state donate al Comune di Manciano, sono
entrate nel patrimonio dell'ente, e da lì non si spostano più.
*(RSA vuol dire Residenza Sanitaria Assistenziale: la casa di riposo dove, oltre
all'assistenza, c'è anche la parte sanitaria.)*
Com'è nata
A maggio 2026 il Comune di Manciano e la Rsa Bianca e Maddalena Morvidi «La Cupolina»
hanno aperto un concorso: «La memoria si fa bella».
L'idea, scritta nel bando, era **portare arte e bellezza dentro un luogo che custodisce
storie, ricordi e relazioni**, e creare uno spazio artistico permanente all'ingresso della
struttura.
Le regole erano poche:
potevano partecipare artisti maggiorenni, professionisti e non professionisti, purché
residenti o attivi in Maremma o legati al Comune di Manciano;
solo quadri, non più grandi di 2 metri per 1,5;
si presentava la domanda entro domenica 14 giugno 2026;
a scegliere era una commissione fatta da persone della RSA e del Comune.
I temi da interpretare erano quattro: «L'anima del paese», «Dove brilla la tua luce»,
«Fuoco, terra, acqua e aria di Maremma», «Sulle orme dei ricordi».
Il dettaglio che dice tutto: le tele le regalavano loro
Nel bando c'è una riga che passa inosservata e invece è la più importante: **la RSA forniva
gratuitamente le tele** a chi ne avesse avuto bisogno.
Vuol dire che non stavano cercando solo il pittore con lo studio e il materiale in casa.
Stavano cercando anche la persona che dipinge la domenica e una tela non l'ha mai comprata.
Alla fine sono arrivate sedici opere da tredici artisti. C'è un cavallo alla rotatoria, ci
sono le pecore nella nebbia, c'è la campagna mancianese, c'è una maternità. Cose di lì,
guardate da chi lì ci vive.
I quadri sono del paese, non della struttura
Questo è il punto che quasi nessuno nota, e per chi lavora in una casa di riposo è il più
concreto di tutti.
La struttura è gestita da una società privata. I quadri no: sono stati donati al Comune, e
il Comune li ha destinati in modo permanente all'atrio.
Vuol dire che se un domani cambia chi gestisce la struttura, i quadri restano lì. Non sono
l'arredamento di un'azienda: sono un pezzo di paese messo in un posto in cui il paese, di
solito, non entra.
Il vicesindaco e assessore alle politiche sociali, Roberto Bulgarini, l'ha detta così:
«Questo progetto dimostra come la cultura possa diventare uno strumento di inclusione e di benessere. Grazie alla generosità degli artisti, la Cupolina si arricchisce di un patrimonio che resterà a disposizione degli ospiti, delle loro famiglie e di tutta la comunità.»
La festa conclusiva del progetto era in programma per giovedì 6 agosto alle 18, dentro la
struttura, con un brindisi finale aperto a chi partecipava.
Cosa c'entra tutto questo con chi ci lavora
C'entra molto più di quanto sembri, e non è una questione di gusto.
L'atrio è la soglia. È il punto dove entra il figlio che accompagna sua madre per la prima
volta, con addosso il senso di colpa di chi pensa di star facendo una cosa brutta. È il punto
dove entra la moglie che viene a trovare il marito e non sa più come parlargli. Ed è il punto
dove entri tu, il primo giorno di lavoro, quando non conosci nessuno.
Un ingresso con le luci al neon e una bacheca di avvisi dice una cosa. Un ingresso con sedici
quadri del paese appesi ne dice un'altra: **questo è un posto del paese, non un posto dove il
paese mette via qualcuno.**
E c'è una seconda cosa, più pratica. Sedici quadri all'ingresso sono **sedici argomenti di
conversazione**. Un quadro che si chiama «Manciano delle streghe, dove si va si vede» o «I
buoi maremmani» non è un quadro qualsiasi per una persona che a Manciano ci è nata: è un
posto che riconosce, ed è una porta che si apre da sola. Chi accompagna un ospite fino
all'ingresso ha in mano qualcosa di cui parlare che non sia la terapia, il pranzo o il tempo
che fa.
Nel corso lo si sente ripetere fin dal primo mese: l'ambiente fa parte della cura. È una
di quelle frasi che si scrivono facilmente. Qui qualcuno l'ha presa alla lettera e ha
cominciato dal muro dell'ingresso.
Il limite di questa storia — e va detto
È un paese della Maremma, con una casa di riposo e un Comune che ci ha creduto. Non
tutte le strutture hanno un'amministrazione disposta a mettere dei quadri nel proprio
patrimonio, e non tutte hanno tredici artisti a portata di mano.
E va detta anche un'altra cosa: dei quadri all'ingresso non cambiano un turno. Non
aggiungono personale, non tolgono fatica, non riducono i carichi. Chi ti racconta che l'arte
risolve i problemi delle case di riposo ti sta prendendo in giro.
Ma il posto dove lavori parla di te prima che tu apra bocca. E su quello, qui, hanno deciso di
metterci le mani.
Se ti è piaciuta questa, guarda anche
Sempre sull'idea che l'ambiente faccia parte della cura:
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Questo è il posto dove lavora la maggior parte degli OSS. Se ci stai pensando, il primo
passo è trovare il corso: cerca il corso OSS nella tua zona.
Fonti: «"La memoria si fa bella": al via il concorso per artisti promosso da Rsa e Comune», Grosseto Notizie, 20 maggio 2026 — da lì: le regole del bando, le tele fornite gratis, le misure, la scadenza, la commissione. E «"La memoria si fa bella": inaugurazione delle opere esposte nella casa di riposo», Grosseto Notizie, 3 agosto 2026 — da lì: le sedici opere con titolo e autore, il passaggio al patrimonio del Comune, la data della festa e le parole del vicesindaco. La stessa notizia, lo stesso giorno, su Maremma News, 3 agosto 2026.
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